Torre di Manfria storia e leggenda
Si erge
sulla collina che sovrasta tutto il golfo di Gela; nella frazione in provincia di Caltanissetta a
pochi chilometri da Gela, è quel che rimane di una delle Torri Costiere della
Sicilia, una torre di avvistamento e difesa. È infatti una storia antica la
sua, che risale almeno al 1549 durante il vicereame di Juan de Vega . Ma qualunque sia la data, si sa per certo
che dopo essere rimasta incompiuta fu ripresa nel 1615 e completata ad opera
del Viceré di Sicilia Pedro Giron Duca di Ossuna, su disegno del famoso
architetto fiorentino Camillo Camilliani. Da qui l’ulteriore denominazione in
Torre d’Ossuna, come riporta anche Francesco Maria Emanuele Gaetani marchese di
Villabianca, nei suoi Diari palermitani.Delle duecento e più torri costiere
dell’Isola, che formavano un rudimentale sistema di vigilanza
strategico-militare per segnalare i pericoli provenienti dal mare, la torre di
Manfria era una tra le trentasette più importanti, dai cui archivi risulta che la
guarnigione della torre fosse composta da quattro soldati ed un sovrintendente
scelto tra i cavalieri della città di Terranova (Gela). I torrari provvedevano
a realizzare le segnalazioni con la produzione di fumi durante il giorno e con
l’accensione di fuochi durante la notte in concomitanza dell’avvistamento di
navi saracene; i segnali erano percepiti da altre due torri vicine, quella di
Camarina ad est e quella di Falconara ad ovest, che a loro volta li
trasmettevano al circuito isolano di torri costiere in maniera tale che le
popolazioni della costa approntassero in tempo utile le necessarie difese
contro l’arrivo dei pirati divenuti famosi per il modo in cui trattavano le
popolazioni dei luoghi costieri depredati.
La
leggenda del gigante Manfrino
Ecco perché non poteva mancare la leggenda di Manfrino (della quale esistono diverse versioni), gigante buono e sfortunato, a guardia di un tesoro nascosto, in riferimento al ritrovamento di monete greche e romane nella zona e di una formazione rocciosa interpretata dai più come la sua orma lasciata nella roccia. “Un uomo tanto grande da identificarsi con il nome di Gigante, altri nomi non conosciamo di questo personaggio così grande ed anche così buono”. Il Gigante aveva una sorella bella e splendente nella sua giovinezza e che per riservatezza non usciva mai dalla sua terra, tanto che nessuno sapeva il suo nome e quindi la chiamavano “la bella Castellana. La Torre di Manfria aveva annesso un grande territorio che arrivava vicino al Castello di Falconara, suo confinante, che ospitava tanti alberi secolari da frutta, palme, campi da orto, ruscelli di acqua limpidissima e una distesa di fiori che il Gigante aveva voluto coltivare per la gioia della sorella a cui tanto piacevano. Tutto questo, si dice, lo avevano ereditato da un cavaliere di Malta di cui non si conosce il nome. Il Manfrino non stava mai fermo e con il suo cavallo era sempre in giro. Un giorno, in una di quelle galoppate, vide in lontananza una bellissima figura di donna, aveva una folta chioma bionda, vestita con eleganza e si muoveva con una grazia che lui non aveva mai visto in altre donne, che si aggirava nei suoi campi come se si fosse perduta. Il nostro Gigante spronò il cavallo a tutta velocità per andarle incontro e conoscerla, ma allorquando arrivò nei pressi di lei, quella figura svanì nel nulla come per incanto.

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